In punta di piedi

Dei rapporti umani , adoro quel preciso istante in cui si decide di entrare a far parte della vita delle persone.

Quella sensazione di paura, di timidezza, di speranza nel piacere a tutti i costi. Questo, ovviamente,accade quando teniamo tanto alla persona in questione.

Molte volte per caso, alcune altre per scelta, a volte ci si rimane per tutta la vita, altre per poco tempo, e altre volte ancora sarà solo un illusione, perché credi di aver preso parte della vita ,dei pensieri degli altri , ma ti accorgi che in realtà eri solo tu ad averlo creduto, dall’altra parte non se ne erano neppure accorti.

Che siano gli altri ad entrare nelle nostre vite, o noi in quelle altrui, conta la delicatezza nel farlo. In punta di piedi. Senza allungare il passo, senza correre troppo. Allo stesso modo, con la stessa identica delicatezza dovrebbe essere quando ,al contrario si decide di non farne più parte.

Breve pensiero.

Non Sono Carrie ❣️

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Due novembre

LA LEGGENDA DEL CRISANTEMO

Questo fiore conserva per tradizione una mesta associazione alla ricorrenza dei Morti che si celebra il 2 novembre di ogni anno.

Ma a dispetto di questo triste abbinamento, l’alone misterioso che aleggia sulle origini di questo fiore è esattamente l’opposto: la sua fioritura è un inno alla vita. Chi ricorda altri fiori che raggiungono la fioritura a fine autunno, quando la stragrande maggioranza dei fiori già soccombe alle prime avvisaglie del tardo autunno o dei primi rigori invernali?

La leggenda così racconta:

In un piccolo e remoto paesino di campagna viveva con sua mamma un bambino orfano di padre. Il suo nome era Cristiano e non aveva mai conosciuto suo papà, morto di una grave malattia prima ancora che nascesse. Viveva con la madre che sgobbava da mattina a sera facendo le pulizie nelle case altrui, stirando i vestiti di alcuni signori del paese, coltivando un piccolissimo orticello a ortaggi e fiori.

La vita per la mamma si era fatta dura dopo la morte del papà, ma nonostante questo non faceva mancare nulla al figlio, a cominciare dall’istruzione e dall’insegnamento di sani princìpi.

Proprio perché i soldi non erano tanti, anzi appena sufficienti, il figlio portava indumenti magari rattoppati e lisi dal tempo, ma sempre puliti e decorosi. I pasti, in linea con le scarse disponibilità economiche della famiglia, erano piuttosto frugali e, in una mutua solidarietà silenziosa, a volte l’uno fingeva all’altro poco appetito per favorire l’altro della propria razione di cibo. Una zuppa di cipolle era il pasto migliore che potevano permettersi, ma spesso dovevano accontentarsi di un tozzo di pane raffermo che ammorbidivano nell’acqua.

Un inverno estremamente rigido ridusse a letto la mamma di Cristiano, con l’inevitabile interruzione dell’introito di quei pochi spiccioli che la mamma guadagnava. Le medicine di cui necessitava la mamma erano troppo costose per le loro disponibilità e quantunque il ragazzo s’ingegnasse con piccoli lavoretti e servigi a racimolare qualche spicciolo, questi erano appena sufficienti a garantire un brodo caldo alla mamma e qualche tozzo di pane. Ogni giorno che passava Cristiano vedeva il progressivo deperimento della mamma e gli si struggeva il cuore nel sentire di notte la sua tosse cavernosa ed il suo respiro affannoso.

Una sera terribile di tuoni e lampi, Cristiano sentì bussare all’uscio. Aprì la porta e vide una malmessa vecchietta tutta inzuppata, che si reggeva a stento su un bastone. Senza indugio Cristiano porse il proprio braccio alla vecchietta e la fece accomodare su una sedia vicino al misero fuoco che si sprigionava dal camino. Una volta che la vecchietta fu riscaldata, Cristiano la portò vicino al tavolo della credenza e le porse la sua cena: un piatto di brodo ben caldo ed un tozzo di pane, scusandosi di non poterle offrire di più.

Finita la cena, la vecchietta, che altro non era che una fata sotto false sembianze, si svelò al ragazzo: “Cristiano, stasera ho conosciuto la tua bontà d’animo. Come fata, voglio ringraziarti a modo mio per esserti privato della tua cena. So che tua mamma è molto malata e che non potete permettervi le cure mediche. Ebbene, sappi che da domani starà meglio e vivrà con te almeno tanti altri giorni quanti i petali del fiore che all’alba di domani mi farai trovare all’esterno dell’uscio di casa.”

Detto questo svanì dalla vista dell’attonito Cristiano che, dopo l’iniziale sbigottimento, fra lo sbalordito e l’incredulo si precipitò nel piccolo orticello ove colse un fiore che assomigliava ad una dalia dei giorni nostri.

L’ingegnoso fanciullo sapeva il fatto suo e tanto era il desiderio di poter godere della compagnia della mamma per molti altri anni, che maturò il suo disegno: portò il fiore in casa e con una forbice affilata e mano ferma incise ognuno dei già tanti petali del fiore fino ad ottenere tantissime minuscole listarelle. Prima dell’alba ripose nel posto stabilito il fiore, trasformato come i nostri attuali crisantemi ricchi di fitti petali ricurvi su se stessi, ed infine stanco si addormentò.

L’indomani il fiore era sparito e, come promesso dalla fata, la mamma di Cristiano guarì e godette della vicinanza di Cristiano ancora per moltissimi anni.

Ecco perché questo fiore, poi chiamato Crisantemo, a dispetto del suo prevalente uso sulle tombe cimiteriali, rappresenta invece un simbolo di vita e come tale, in ossequio alla leggenda, anche simbolo di ‘tenacia’ alla sopravvivenza nei rigori climatici stagionali. (dal web)

Non Sono Carrie ❣️

Se avessi..

Se avessi fatto un’altra vita? Se potessi cambiare quella che ho ? Se avessi perseverato di più o di meno in certe cose? Se avessi potuto scegliere il luogo dove nascere? E se avessi avuto meno paura in certe occasioni?

E se..

Probabilmente potrei continuare all’infinito, le domande che ognuno di noi si fa , credo siano davvero tante, così , come credo, che per quanto strano possa sembrare, ad ognuna abbiamo una risposta!! solo che a volte ci conviene far finta di non averla.

Se avessi avuto un’altra vita, non sarei quella che sono ora!! Di quella che ho , potrei cambiare molte cose, ma nessuno mi impedisce di farlo, dunque può essere che non vadano cambiate, o semplicemente cambieranno col tempo, insieme a me..

Se avessi perseverato di più in certe cose, in certe situazioni , forse oggi, avrei potuto sentirmi più soddisfatta , più realizzata, o forse no, certo è che se avessi perseverato meno in alcune altre , avrei di sicuro portato a termine le prime..

Se avessi potuto scegliere il luogo dove nascere e poi viverci, magari avrei desiderato esattamente quello che provo ora, trovarmi in un altro posto, ma tutti sappiamo che non è il luogo dove si vive, è ciò che siamo dentro a renderci più o meno sereni.

E se avessi avuto meno paura in certe occasioni , di sicuro sarei stata più coraggiosa. Ma ad oggi , posso dire , che sono state proprio loro a rendermi più forte, più paziente, più tutto.

Quante domande, quanti se, quante certezze, quanti dubbi, quante emozioni.. tutte racchiuse in questa anima ribelle, a tratti tormentata.. che come un fiume in piena scorre e va!

Non Sono Carrie ❣️

Occhi che parlano

Dico sempre che dovrei essere meno sensibile, ma non si può essere ciò che non siamo. Certo è , che ad esserlo troppo, si sta male il doppio . Alcuni credono, sbagliando, che gli animali non siano come le persone , “tanto non capiscono” dicono! Non sanno invece quanto sbagliano a pensarlo ; meno di noi hanno sola una cosa : l’uso della parola, più di noi : sanno dare senza pretendere nulla in cambio. Le loro parole sono nei loro occhi .

Vi presento il mio amico a quattro zampe, ora anziano; mi ha dato tanto, anche quando non lo meritavo. Mi vuole bene, ed io gliene voglio come si vuole bene ad una persona. Oggi non sta bene, mi guarda, e sa che io ci sarò, perché anche se si soffre il doppio ,la mia sensibilità me la tengo stretta.

Non trattate male gli animali.

Non Sono Carrie❣️

#animali

Poesie e certezze.

Questa è una poesia che non conoscevo,ma che ora adoro. Tanto vera e tanto dolce .

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi 
o la furia di Nettuno non temere, 
non sarà questo il genere di incontri 
se il pensiero resta alto e un sentimento 
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
né nell’irato Nettuno incapperai 
se non li porti dentro 
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti 
quando nei porti – finalmente e con che gioia – 
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista 
madreperle coralli ebano e ambre 
tutta merce fina, anche profumi 
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi, 
va in molte città egizie 
impara una quantità di cose dai dotti

Sempre devi avere in mente Itaca – 
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull’isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

C.Kavafis

Non Sono Carrie

L’albero dell’amore

Da bambina adoravo il periodo Natalizio, ero convinta che Babbo Natale scendesse dal camino, e che la Befana entrasse di notte in camera per lasciare i doni sul letto. Era così , il mio dolce Natale da piccina.

C’era un’atmosfera speciale in casa, di semplicità, di stupore, di caldi abbracci e credenze . Purtroppo, noto , che oggi molte famiglie ,insegnano ai propri figli , fin dai primi anni di vita, che babbo natale e la befana non esistono. Quanto è triste questa cosa?.. Io, ci ho creduto per molto tempo, e la mia è stata una di quelle infanzie che oggi potrei definire come Favolosa. Erano gli anni ottanta, gli anni più belli credo(a parte i capelli delle nostre mamme e le giacche dei nostri padri!! )Giorno cinque gennaio , di ogni anno, io e mio fratello, dormivamo nel lettone con mamma e papà, solo in questa occasione potevamo, e la mattina, ci svegliamo con tutti i regali che facevano peso sui piedi, e quella sensazione era stupenda. Non per i regali, che davvero non sapevamo cosa fossero( a differenza delle lunghe liste di oggi , che poco hanno a che fare con le nostre letterine che erano preghiere più che richieste..) ma per quel momento in cui ci guardavamo e sorridevamo, solo per questo.

Il nostro albero era fatto di palline multicolor, fili D’Angelo e tanto amore, guardavamo il film di Gesù , credetemi era tutta un’altra vita. Oggi , a stento ricambiamo auguri, sui social ovviamente, gli alberi di Natale sono perfette e inespressive bomboniere, e i bambini sanno prezzo, negozio e ora dell’acquisto dei doni. Se potessi avere una bacchetta magica ora, farei ritornare il mondo indietro , in quei tempi in cui era tutto bello e semplice , dove bastava poco per percepire amore e c’era tempo per tutti e tutto.

Mentre scrivo, fa caldo, anche le stagioni si sono perse negli anni.

Pensieri autunnali.

Non sono Carrie