Quasi 2019..

Vi racconto un anno .

Il mio 2018 non potrei definirlo ne buono ne cattivo è stato Un mix di sensazioni.

È stato ricco di Emozioni che mi hanno ridato la speranza di credere di più nella mia forza interiore, di Paure che ho imparato a gestiste e conviverci( e non è poi tanto male) , di Attese che non sono arrivate, di Delusioni che mi hanno fortificata , di Amarezze che continuano ad esserci, di Presenze importanti e Assenze che non faranno più parte della mia vita;

…di sbagli , tanti , ognuno diverso ognuno con il suo perché; di pianti di tristezza e sorrisi di gioia immensa; di cadute e porte in faccia , di finestre aperte e stupendi tramonti; di scoperte, di incertezze, di preghiera , di ritorni,di forza e amore. È stato pieno.

Non come me lo aspettavo , ma nonostante tutto sono grata di averlo vissuto, di essermi persa e poi ritrovata , perché là fuori c’è gente che ha perso il lavoro, ha perso un figlio, ha perso speranze e voglia di vivere, gente che lotta contro una malattia, donne che lottano per reinventare la propria vita, e uomini che cercano di godersi un figlio anche quando gli viene privata questa possibilità.

Là fuori c’è un mondo di persone, e tutti hanno il diritto di vivere questa vita nonostante tutto, mentre io ho il dovere, nel rispetto di ciò che di peggio accade di essere grata ogni giorno alle mie cadute, perché finché ti rialzi va tutto bene.

È solo il nove di Dicembre dell’anno 2018, manca ancora un po’ per fare certi discorsi e tirare le somme, ma il mio breve pensiero ho voluto farlo oggi per tutte le persone che hanno perso la speranza , i sogni e le proprie certezze , con l’augurio che possano ritrovare se stessi per affrontare ogni Cosa, perché ogni Nuovo Anno avrà in serbo cose buone e cattive , ma varrà la pena di assaporarle tutte, e accettarle con forza, trova il tempo per ogni cosa e persona.

Non Sono Carrie ❣️

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Una Storia..

C’era una volta una Principessa cresciuta su petali di rose. Aveva spensieratezza e serenità. Credeva che il mondo fosse quello che tutti le avevano raccontato attraverso le fiabe, o attraverso il cuore buono di molte persone. Ma come in tutte le fiabe di rispetto, nel bel mezzo del sereno, arrivò il lato tormentato. Quel lato che in alcuni racconti si chiama Lupo Cattivo, in altre Steghe, in altre ancora Crudelia … In questa fiaba, il lato oscuro, si chiamava Cattiveria . Era possente, gratuita, immotivata, e non spariva con nessun incantesimo, forse, era destinato a durare per molto molto tempo. Ma, quella Principessa aveva compreso che l’unico modo per conviverci era accettarla, non sfidarla , né tantomeno tentare di ignorarla; perché la Cattiveria aveva denti aguzzi e lunghi artigli, ma la Principessa aveva Amore autentico nel suo cuore , quell’amore che come uno scudo riceve il colpo ma sa respingerlo finché resiste. Quell’amore che sa aspettare, che sa essere paziente, che spera, che lotta senza mai trasformarsi in ciò che invece la Cattiveria esige. Una principessa che aveva imparato ad essere forte, una guerriera, che a tratti stanca aveva capito come restare in piedi, e a rialzarsi ad ogni caduta. Una storia come tante, una principessa come tante, con un finale incerto.

Tratto dà una storia vera, La Mia.

Non Sono Carrie ❣️

In punta di piedi

Dei rapporti umani , adoro quel preciso istante in cui si decide di entrare a far parte della vita delle persone.

Quella sensazione di paura, di timidezza, di speranza nel piacere a tutti i costi. Questo, ovviamente,accade quando teniamo tanto alla persona in questione.

Molte volte per caso, alcune altre per scelta, a volte ci si rimane per tutta la vita, altre per poco tempo, e altre volte ancora sarà solo un illusione, perché credi di aver preso parte della vita ,dei pensieri degli altri , ma ti accorgi che in realtà eri solo tu ad averlo creduto, dall’altra parte non se ne erano neppure accorti.

Che siano gli altri ad entrare nelle nostre vite, o noi in quelle altrui, conta la delicatezza nel farlo. In punta di piedi. Senza allungare il passo, senza correre troppo. Allo stesso modo, con la stessa identica delicatezza dovrebbe essere quando ,al contrario si decide di non farne più parte.

Breve pensiero.

Non Sono Carrie ❣️

Due novembre

LA LEGGENDA DEL CRISANTEMO

Questo fiore conserva per tradizione una mesta associazione alla ricorrenza dei Morti che si celebra il 2 novembre di ogni anno.

Ma a dispetto di questo triste abbinamento, l’alone misterioso che aleggia sulle origini di questo fiore è esattamente l’opposto: la sua fioritura è un inno alla vita. Chi ricorda altri fiori che raggiungono la fioritura a fine autunno, quando la stragrande maggioranza dei fiori già soccombe alle prime avvisaglie del tardo autunno o dei primi rigori invernali?

La leggenda così racconta:

In un piccolo e remoto paesino di campagna viveva con sua mamma un bambino orfano di padre. Il suo nome era Cristiano e non aveva mai conosciuto suo papà, morto di una grave malattia prima ancora che nascesse. Viveva con la madre che sgobbava da mattina a sera facendo le pulizie nelle case altrui, stirando i vestiti di alcuni signori del paese, coltivando un piccolissimo orticello a ortaggi e fiori.

La vita per la mamma si era fatta dura dopo la morte del papà, ma nonostante questo non faceva mancare nulla al figlio, a cominciare dall’istruzione e dall’insegnamento di sani princìpi.

Proprio perché i soldi non erano tanti, anzi appena sufficienti, il figlio portava indumenti magari rattoppati e lisi dal tempo, ma sempre puliti e decorosi. I pasti, in linea con le scarse disponibilità economiche della famiglia, erano piuttosto frugali e, in una mutua solidarietà silenziosa, a volte l’uno fingeva all’altro poco appetito per favorire l’altro della propria razione di cibo. Una zuppa di cipolle era il pasto migliore che potevano permettersi, ma spesso dovevano accontentarsi di un tozzo di pane raffermo che ammorbidivano nell’acqua.

Un inverno estremamente rigido ridusse a letto la mamma di Cristiano, con l’inevitabile interruzione dell’introito di quei pochi spiccioli che la mamma guadagnava. Le medicine di cui necessitava la mamma erano troppo costose per le loro disponibilità e quantunque il ragazzo s’ingegnasse con piccoli lavoretti e servigi a racimolare qualche spicciolo, questi erano appena sufficienti a garantire un brodo caldo alla mamma e qualche tozzo di pane. Ogni giorno che passava Cristiano vedeva il progressivo deperimento della mamma e gli si struggeva il cuore nel sentire di notte la sua tosse cavernosa ed il suo respiro affannoso.

Una sera terribile di tuoni e lampi, Cristiano sentì bussare all’uscio. Aprì la porta e vide una malmessa vecchietta tutta inzuppata, che si reggeva a stento su un bastone. Senza indugio Cristiano porse il proprio braccio alla vecchietta e la fece accomodare su una sedia vicino al misero fuoco che si sprigionava dal camino. Una volta che la vecchietta fu riscaldata, Cristiano la portò vicino al tavolo della credenza e le porse la sua cena: un piatto di brodo ben caldo ed un tozzo di pane, scusandosi di non poterle offrire di più.

Finita la cena, la vecchietta, che altro non era che una fata sotto false sembianze, si svelò al ragazzo: “Cristiano, stasera ho conosciuto la tua bontà d’animo. Come fata, voglio ringraziarti a modo mio per esserti privato della tua cena. So che tua mamma è molto malata e che non potete permettervi le cure mediche. Ebbene, sappi che da domani starà meglio e vivrà con te almeno tanti altri giorni quanti i petali del fiore che all’alba di domani mi farai trovare all’esterno dell’uscio di casa.”

Detto questo svanì dalla vista dell’attonito Cristiano che, dopo l’iniziale sbigottimento, fra lo sbalordito e l’incredulo si precipitò nel piccolo orticello ove colse un fiore che assomigliava ad una dalia dei giorni nostri.

L’ingegnoso fanciullo sapeva il fatto suo e tanto era il desiderio di poter godere della compagnia della mamma per molti altri anni, che maturò il suo disegno: portò il fiore in casa e con una forbice affilata e mano ferma incise ognuno dei già tanti petali del fiore fino ad ottenere tantissime minuscole listarelle. Prima dell’alba ripose nel posto stabilito il fiore, trasformato come i nostri attuali crisantemi ricchi di fitti petali ricurvi su se stessi, ed infine stanco si addormentò.

L’indomani il fiore era sparito e, come promesso dalla fata, la mamma di Cristiano guarì e godette della vicinanza di Cristiano ancora per moltissimi anni.

Ecco perché questo fiore, poi chiamato Crisantemo, a dispetto del suo prevalente uso sulle tombe cimiteriali, rappresenta invece un simbolo di vita e come tale, in ossequio alla leggenda, anche simbolo di ‘tenacia’ alla sopravvivenza nei rigori climatici stagionali. (dal web)

Non Sono Carrie ❣️

Se avessi..

Se avessi fatto un’altra vita? Se potessi cambiare quella che ho ? Se avessi perseverato di più o di meno in certe cose? Se avessi potuto scegliere il luogo dove nascere? E se avessi avuto meno paura in certe occasioni?

E se..

Probabilmente potrei continuare all’infinito, le domande che ognuno di noi si fa , credo siano davvero tante, così , come credo, che per quanto strano possa sembrare, ad ognuna abbiamo una risposta!! solo che a volte ci conviene far finta di non averla.

Se avessi avuto un’altra vita, non sarei quella che sono ora!! Di quella che ho , potrei cambiare molte cose, ma nessuno mi impedisce di farlo, dunque può essere che non vadano cambiate, o semplicemente cambieranno col tempo, insieme a me..

Se avessi perseverato di più in certe cose, in certe situazioni , forse oggi, avrei potuto sentirmi più soddisfatta , più realizzata, o forse no, certo è che se avessi perseverato meno in alcune altre , avrei di sicuro portato a termine le prime..

Se avessi potuto scegliere il luogo dove nascere e poi viverci, magari avrei desiderato esattamente quello che provo ora, trovarmi in un altro posto, ma tutti sappiamo che non è il luogo dove si vive, è ciò che siamo dentro a renderci più o meno sereni.

E se avessi avuto meno paura in certe occasioni , di sicuro sarei stata più coraggiosa. Ma ad oggi , posso dire , che sono state proprio loro a rendermi più forte, più paziente, più tutto.

Quante domande, quanti se, quante certezze, quanti dubbi, quante emozioni.. tutte racchiuse in questa anima ribelle, a tratti tormentata.. che come un fiume in piena scorre e va!

Non Sono Carrie ❣️

Occhi che parlano

Dico sempre che dovrei essere meno sensibile, ma non si può essere ciò che non siamo. Certo è , che ad esserlo troppo, si sta male il doppio . Alcuni credono, sbagliando, che gli animali non siano come le persone , “tanto non capiscono” dicono! Non sanno invece quanto sbagliano a pensarlo ; meno di noi hanno sola una cosa : l’uso della parola, più di noi : sanno dare senza pretendere nulla in cambio. Le loro parole sono nei loro occhi .

Vi presento il mio amico a quattro zampe, ora anziano; mi ha dato tanto, anche quando non lo meritavo. Mi vuole bene, ed io gliene voglio come si vuole bene ad una persona. Oggi non sta bene, mi guarda, e sa che io ci sarò, perché anche se si soffre il doppio ,la mia sensibilità me la tengo stretta.

Non trattate male gli animali.

Non Sono Carrie❣️

#animali